CHI ERA THOMAS
Thomas Todeschi è un ragazzo "speciale" nato il 15 marzo 1978,
che vive a Monteforte d'Alpone, un paesotto in provincia di Verona, immerso nei
vigneti, dove la gente, quand'è nato lui, si conosceva tutta per nome o
forse ancor meglio per soprannome, all'ombra del campanile, in un paese dove ogni
scusa è buona per far festa.
Davanti a sé il futuro di ogni bambino, condito di quotidianità e di sogni di gloria
con tanto di laurea, una bella casa, un buon lavoro, una meravigliosa moglie e una
manciata di figli per far contenti i nonni Mara e Guglielmo.
Nel suo cuore le passioni di tutti i ragazzi, il calcio, il basket, la Ferrari, nel suo
cuore l'eccitazione per un futuro tutto da costruire.
Ma la vita non è affatto un contratto che si firma prima di recarsi incravattati
al primo giorno di lavoro, ma un labirinto dalle mura alte e spesse, dove non ti è
mai chiara la strada se non per brevi tratti; dove, dietro l'angolo può aspettarti
un meraviglioso panorama che si apre ai tuoi occhi oppure un nuovo alto e freddo muro.
Thomas ha vissuto ventisei anni afflitto dalla distrofia muscolare di Duchenne,
una malattia infame che ti uccide a poco a poco, nutrendosi di te, divorando i tuoi muscoli,
mentre il tuo cuore batte e sogna come quello di chiunque, che ha voglia di amare, di vivere,
di amore.
La bestia che sembrava dormire dentro di lui, si è svegliata affamata all'età di dieci anni
e lo ha sbranato fino alla sua morte, il 28 luglio 2004, in quei ventisei anni in cui i
ragazzi cominciano a realizzare i loro sogni, ad assaggiare il mondo, a spiccare il volo.
Thomas non ha spiccato nessun volo, se non con il cuore.
Ma Thomas non ha mai mollato, mai una volta ha schifato la vita, mai una volta
ha smesso di sognare e soprattutto mai una volta ha smesso di godere di ciò che di
bello, nonostante tutto, la vita gli donava. Bastava un cioccolatino, la battuta di
un amico, una pizza mangiata con fatica per fargli dimenticare il suo corpo martoriato
dall'infermità, le piaghe, il respiratore o una sonda infilata in gola per aspirare
catarro. Bastava un nulla per dire: "non mi manca nulla".
In silenzio, con la dignità
straordinaria della gente semplice, ha affrontato il suo destino, completando gli
studi per poi iscriversi all'università di Padova, alla facoltà di fisica, ottimi
voti, un passo dalla laurea.
Laurea che è arrivata sotto forma di attestato di benemerenza dopo la sua scomparsa,
un gesto che la facoltà ha ritenuto doveroso per tutta la forza e la fatica che
Thomas aveva messo nel voler, a tutti i costi onorare il suo impegno ma soprattutto
il valore della sua vita. Apparentemente una storia normale, la quotidianità di una
tragedia che affligge in silenzio tante famiglie, soffocandone i sogni.
Ma non per Thomas, non per Mara e Guglielmo... non per noi, non per le sue Ali.
